Telemedicina: quello che sappiamo oggi è già ieri

Telemedicina: quello che sappiamo oggi è già ieri

Prof. Maria Grazia Modena, Vice-Presidente SIT

 

Un approccio moderno alla Telemedicina è quello di delineare nuove strategie scientifiche e nuove formule organizzative, che consentano di applicare le più moderne tecnologie di informazione e comunicazione al settore della sanità e della tutela della salute, efficacemente, senza effetti negativi e di farlo al più presto, viste le criticità del tempo presente .La definizione più attuale  e idonea è stata formulata recentemente dal Professor A.V. Gaddi, Presidente della Società Italiana di Telemedicina ( e-Health – n. 88 sett/ott 2022 ,60-61)  “La telemedicina è quella componente della scienza medica che, grazie anche all’impiego di tecnologie avanzate (ICT e altre), aggiornata e sistematicamente applicata in tempo reale e nella vita reale, nonchè capace di coinvolgere contemporaneamente più attori, si prefigge lo scopo di incontrare e soddisfare i bisogni reali e percepiti dei malati, del personale sanitario e dei cittadini e di implementare la ricerca, al fine di migliorare l’utilità e l’efficacia della medicina in campo preventivo, predittivo, diagnostico, terapeutico e riabilitativo (…..), sia nell’ottica clinica, ovvero sull’individuo, sia in quella della sanità pubblica, ovvero sulla comunità. La telemedicina tende anche a superare le difficoltà legate alla distanza tra gli attori o alla localizzazione delle tecnologie, e si prefiggere, in subordine a quanto indicato sopra, la scopo aggiuntivo di ottimizzare processi di cura in termini di efficienza e appropriatezza, a parità di risultati in termini di efficacia».In questa ottica si inserisce la visione futura della Medicina che deve basarsi sul concetto che la “cura” non è più sufficiente e dobbiamo cercare di “non ammalarci” e la Telemedicina nella dizione di E-health deve servire a rendere possibile questa transizione. “Demedication” si definisce il passaggio dalla cura (la Chimica) alla prevenzione (Elettronics / Big Data) e si identifica nella Medicina Preventiva, che lavora al meglio quando si identificano i segni della malattia precocemente. La Medicina preventiva deve comprendere: 1) la prevenzione, 2) la predizione con interventi sul rischio, non sull’evento, 3) la personalizzazione, ovvero interventi non su scala di popolazione, ma sulle differenze individuali, in un continuum ideale di “Sistema Salute”, che sostituisca l’attuale forgiato sull’intervento sui sintomi e pertanto episodico. La tecnologia di monitoraggio della salute sarà il mezzo a supporto dei professionisti pronti a intervenire pro-attivamente per la diagnosi e il trattamento. Come si arriverà a superare i bisogni attuali di cura per arrivare alla “Demedication”? Attraverso tre passaggi fondamentali: 1) L’evoluzione delle strutture sanitarie; 2) La dematerializzazione dei device medici; 3) L’ architettura e l’organizzazione della “Nuova Casa della Salute.” La base di tutto e di tutti i tre passaggi deve insistere su una ricerca scientifica che aumenti le conoscenze nei singoli settori.  Queste vanno intese non solo in termini di “Intelligenza artificiale e Big Data”, ma sia di ricerca biomedica, come pure di ricerca sulla sostenibilità ambientale e architettonica dei nuovi spazi di cura che si identifichino nella “virtual clinic”, la corsia virtuale che mantenga, sempre e rigorosamente,  al centro di tutto il Paziente. La Medicina preventiva implica che nei prossimi dieci anni cambierà più dell’80% delle conoscenze e dei metodi di diagnosi, di terapia e soprattutto di prevenzione, con conseguente obsolescenza della maggior parte delle strutture sanitarie. E’ di 50 anni il  ciclo di vita di un’architettura socio-sanitaria . Un ospedale su 3 ha più di 70 anni secondo un dato Inail del 2015. Da qui l’importanza di declinare i 3 punti sovra-citati.

Punto 1) L’evoluzione delle strutture sanitarie prevede:

  1. flessibilità e resilienza, parole chiave
  • adattabilità
  • trasformabilità
  • prefabbricazione
  • edifici satelliti
  1. b) materiali innovativi attivi ed eco-attivi, parole chiave
  • materiali antivirali
  • materiali antibatterici
  • materiali fotocatalitici
  • prodotti di pulizia adeguati
  1. c) innovazione digitale: parole chiave
  • impianti
  • sistemi di ventilazione
  • telemedicina diffusa
  • sistemi Wearable
  1. d) prevenzione e promozione della salute: parole chiave
  • case di comunità
  • ospedali di comunità
  • centri di riabilitazione

Punto 2) La dematerializzazione dei device medici

Certamente un passo da gigante per la dematerializzazione si è fatto e si sta facendo con i sistemi “wearable” (cioè indossabili) interconnessi e ancora, attraverso sistemi bio-integrati epidermici, in grado di captare sintomi e segnali.  Esistono già sensori wireless che permettono di rilevare diversi parametri vitali ideali per il telemonitoraggio ad esempio del paziente con scompenso cronico a domicilio, quali frequenza cardiaca, respiratoria, elettrocardiogramma, temperatura, saturazione di ossigeno.  Tuttavia il sensore per la temperatura corporea sta evolvendo in biosensori wireless, che, oltre a monitorare la febbre, potranno rilevare infezioni precoci da inserzione di cateteri intravenosi, la temperatura del respiro per individuare infezioni respiratorie iniziali e ancora la temperatura di ferite chirurgiche in grado di segnalare un processo infettivo precoce o di allertare su un bendaggio troppo compressivo.  I sensori epidermici si stanno trasformando in biosensori che permetteranno di rilevare l’umidità della pelle, e quindi di misurare sia il sudore che il grado di idratazione, il pH e gli elettroliti, monitorando e distinguendo fluidi fisiologici, sudore, sangue…fino a ai livelli di cortisolo come indicatore di stress. Il futuro si prospetta senza limiti prevedibili nel campo dei bio-sensori epidermici, che, attraverso il sensing di un microchip, un meccanismo di comunicazione e feedback potranno arrivare   a monitorare le complicanze di infusioni venose a lungo termine, quali flebiti, infiltrazioni, stravasi, infezioni. Ancora biosensori wireless soffici e flessibili, applicabili con un semplice patch, ci permetteranno un monitoraggio respiratorio e polmonare senza spirometri invasivi, evitando cannule, cateteri e maschere che impegnano naso e bocca, facili da accettare sia da un neonato che dall’anziano fragile. Arriveremo ad avere impianti smart, da ingerire per vigilare su tutti i nostri organi. Potremo un giorno monitorizzare anche le protesi ortopediche, attraverso sensori in grado di rilevare la temperatura di una protesi, decriptando malfunzionamenti o infezioni. Arrivando al cuore, potremo valutare lo stato di salute delle valvole impiantate, attraverso mini-sensori e una mini-antenna, collocati sull’anello protesico durante l’intervento. Saranno in grado derivare la temperatura, i gradienti pressori, il flusso e la deformazione della valvola fino ad allertare su indici di deterioramento, trombosi e infezioni.

Punto 3) La “Nuova Casa della Salute” si deve declinare in più modalità:

  1. è Organizzazione che si basa su tre pilastri Territorio, Ospedale e l’interazione fra i due;
  2. è Architettura, con l’importanza dello spazio, che per i Pedagogisti, è il «terzo educatore». Troppo spesso dimentichiamo il valore del «luogo di cura», che deve intendersi come struttura digitale, sofisticata, eco-sostenibile, flessibile e resiliente;
  3. sono i Professionisti Sanitari. Nonostante le soluzioni per far fronte a COVID-19, dopo 15 anni sono stati tagliati dagli organici oltre 42.000 professionisti e, ad oggi, mancano all’appello circa 30.000 unità di personale, tra le quali 4000 medici. Il problema riguarda sia l’Ospedale che il Territorio. Un professionista sanitario non si forma in sei mesi e la medicina digitale è un’opportunità, ma richiede “competence” e verrà implementata se facilita, non sei complica. Purtroppo, la questione del personale ad oggi non rientra nei programmi di investimento PNRR;
  4. sono i Cittadini e gli Ammalati con necessità di adeguare l’offerta di assistenza e cura ad una popolazione che cala lievemente da un punto di vista demografico, ma nella quale aumentano il rapporto anziani/giovani e gli indici di dipendenza. Da un approccio «meccanicistico/medico-centrico» a uno «paziente-centrico», alla sfida della «collaborazione fra cittadini/pazienti e figure sanitarie».
  5. è Medicina e Life Science, sotto l’auspicio che la Medicina possa “modulare” la tecnologia e l’innovazione secondo i propri valori: accessibilità̀, uguaglianza, bisogni reali, continuità̀ di cura . La nostra società̀ non chiede più̀ solo “Sanità”, quindi il servizio o la prestazione, ma «Salute» e anche un’altra “Medicina”, altre modalità̀, altre relazioni, un’idea più̀ moderna di scienza. Dovremo probabilmente abituarci al confronto con una Medicina (e una ricerca che la alimenta) sempre meno dogmatica, nella quale la complessità̀ si può̀ indagare e governare solo con un approccio “olistico” e non “riduzionistico”, in altre parole “complesso” .

Rimangono dei problemi aperti: chi si incaricherà di raccogliere e usare tutti questi dati? Il paziente? No. Lo specialista? No. E che specialista in caso di patologie multiple? Il Medico di Medicina Generale? No. Si aprirà quindi un problema: il Governo si prenderà carico di pagare altri Medici soprattutto quelli di Medicina Generale, per un ulteriore lavoro? O incaricherà un servizio terzo? In conclusione la Telemedicina e l’Intelligenza Artificiale ci stanno portando molto, forse troppo rapidamente, ad un sistema di dematerializzazione dei devices medici, che attraverseranno ed entreranno nel corpo, una locomotiva per la transizione digitale, che comporterà un accumulo incalcolabile di dati. Allora se riusciremo a superare il punto della gestione dei big-data, oltre a problemi organizzativi, etici e di privacy si riuscirà ad arrivare al continuum ideale di “Sistema Salute” con cui si è iniziata questa trattazione dell’oggi che è già ieri. Lavorare per la Salute sarà sempre più difficile, sfidante, ma una sfida forse impareggiabile, comunque bellissima.

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

  • Primo Congresso Nazionale: La Salute che verrà, Evoluzione e Rivoluzione; Sesto San Giovanni (Mi) 4-6 Ottobre 2022
  • Stefano Capolongo et al : Covid-19 and Healthcare Facilities. A Decalogue of Design Strategies for Resilient Hospitals; Acta Biomed 2020; Vol 9
  • Forum Risk Management, Intelligenza Artificiale  in Medicina: Metodo, Evidenze, Applicazioni, Formazione – Arezzo 22-25 Novembre 2022
  • La Sanità che vorrei. Digital Health: nuovi scenari per la Medicina Generale e Specialistica, Roma 16 Dicembre 2022